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In campo odontoiatrico, o meglio nella medicina in generale, esiste una competizione sfrenata ad accaparrarsi letteralmente pazienti a scapito di ogni qualsiasi valore etico.
Precisamente, nel mio settore vige l’individualismo, ognuno pensa a sé e al proprio benessere, il paziente una volta entrato in una struttura non potrà mai più essere demandato per paura che venga perso.
E da qui l’errore comune che molti miei colleghi hanno fatto in passato: occuparsi di tutto pur di non delegare a colleghi più esperti in una determinata specialità.
Arriviamo al punto di vedere scene in cui i colleghi parlano male di lavori fatti da altri colleghi o peggio, invitano a denunce di colleghi pur di legarsi il paziente.
Questo è un modo di agire assolutamente antietico che purtroppo ancora oggi si vede, ma non porta ad alcun risultato produttivo e di sviluppo.
Ovviamente è l’opposto di come vedo io un business.
L’etica è uno dei miei valori principali e per me è inconcepibile parlare male del lavoro fatto da un altro collega o cercare di legare a me pazienti rubandoli a colleghi.
I pazienti che decidono di affidarsi a me lo fanno perché vedono in me una professionista a cui affidarsi e che è in grado di risolvere loro un problema.
Collaboro con tanti colleghi che mi inviano i loro pazienti e viceversa invio pazienti a colleghi che si occupano di parti complementari a quella che faccio io.
Il nostro rispetto è massimo e siamo sicuri, perché il nostro valore “etica” coincide, che il paziente tornerà a noi, contento perché ha capito che è stato inviato in una struttura specializzata per un determinato tipo di patologia e lì è stato curato al meglio, molto meglio di quello che avremmo potuto fare noi.
Questo atteggiamento porta ad un’odontoiatria sviluppata e iperspecializzata.
Altro punto da tenere in considerazione è il marketing sanitario, ormai necessario per la nostra attività. Anche in questo caso vanno seguite regole ben precise perché non stiamo vendendo degli oggetti a dei clienti, ma stiamo proponendo cure a dei pazienti.
Sconfinare nell’effetto “Wanna Marchi” è un attimo e in campo sanitario è la cosa più grave che si possa fare. Anche qui si preferisce la divulgazione sana e la proposta di un sistema di cura valido ed efficiente.
Quindi accettiamo la promozione di un attività attraverso un marketing etico senza sconfinare nella tentazione di proporre le cure sanitarie come merce di vendita perché la professione sanitaria è ben altro.