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Davvero la pubblicità etica ha la capacità di farti ottenere risultati?
Si, e ti dirò di più, può farti ottenere più risultati di una pubblicità poco etica.
Cosa intendo esattamente con queste affermazioni?
Seguimi in questo articolo e scoprilo.
Partiamo con un paio di definizioni così da chiarire cosa si intende esattamente per “etica” e “pubblicità etica”.
Secondo l’Accademia della Crusca, questa è la definizione di etica:
“parte della filosofia che studia i problemi e i valori connessi all’agire umano: ad esempio ‘la distinzione fra bene e male è propria dell’etica”.
Secondo il Centro per la Responsabilità Sociale di San Bernardino (responsabilita-sociale.org) la pubblicità etica si basa su una semplice premessa: promuovere prodotti o servizi in modo che siano in linea con valori e pratiche socialmente responsabili. Questo tipo di pubblicità si concentra non solo sul profitto, ma anche sulla promozione di un mondo migliore.
La pubblicità etica è guidata da alcuni principi chiave:
Trasparenza: le aziende che abbracciano la pubblicità etica comunicano apertamente sia i vantaggi che le limitazioni dei loro prodotti o servizi.
Questo permette ai consumatori di prendere decisioni informate.
Responsabilità sociale: la pubblicità etica promuove prodotti o servizi che rispettano le normative e contribuiscono positivamente alla società.
Ciò può includere pratiche di produzione sostenibile, supporto a cause sociali o donazioni a organizzazioni benefiche.
Diversità e inclusione: la pubblicità etica rispecchia la diversità della società, evitando stereotipi dannosi e promuovendo l’inclusione di tutte le persone, indipendentemente da razza, genere, orientamento sessuale o background.
Etica aziendale: le aziende che abbracciano la pubblicità etica devono dimostrare un impegno genuino verso l’etica aziendale, che si traduce in azioni concrete, come il trattamento equo dei dipendenti e la sostenibilità ambientale.
In questo articolo mi concentrerò sul concetto di trasparenza, argomento che in modo diverso ho già trattato in un vecchio articolo apparso sul For Leader di Gennaio 2022 dal titolo (quando l’argomento centrale era la professionalità):
“Perché molte aziende pubblicizzano Draghi, ma poi consegnano lucertole frascitane”?
Comunicare i vantaggi e i limiti di un prodotto/servizio è un grande valore aggiunto se sappiamo usarlo nel modo giusto.
Se conosci la strategia del Brand Positioning ed hai letto il libro di Marco De Veglia “Zero Concorrenti” (libro fortemente consigliato), sai anche che per testare un’idea differenziante è importante il “Test dei limiti”.
Piccolo riassunto per chi è a digiuno delle basi. Il Brand Positioning è un modello mentale per descrivere come operiamo le nostre scelte, come consumatori, quando dobbiamo valutare una marca.
E fare Brand Positioning significa mettere la tua marca in cima alle scelte del tuo target di clientela quando pensa alla categoria dei prodotti/servizi che vendi.
Per fare questo devi:
• definire il contesto competitivo;
• scegliere un’idea differenziante valida;
• testare la validità dell’idea differenziante (test del contrario e dei limiti);
• scrivere il Brand Positioning Statement.
Il test dei limiti ti aiuta a capire cosa può fare e cosa non può fare il tuo prodotto/servizio quindi, quale tipo di cliente possiamo servire e quale no.
Questo concetto ha molto a che fare con la trasparenza e lo vediamo in molte pubblicità (soprattutto alcune famose del passato).
Ti spiego cosa intendo prendendo un caso studio che molti amanti della pubblicità conosceranno. Intorno agli anni ’60 in America il consumismo dilagava e l’ambizione era di fare le cose sempre più in grande. Gli americani erano abituati (e desiderosi) di acquistare auto sempre più grandi.
In questo scenario, l’agenzia pubblicitaria di Bill Bernbach (un’icona del settore) pubblicizza negli Stati Uniti una macchina tedesca (Volkswagen) in controtendenza rispetto alle mode del momento.
Think small (Pensa in piccolo), recitava la prima pubblicità che ha creato una saga di successo. Veniva pubblicizzata in America una macchina piccola, il Maggiolino, ma super affidabile.
Queste pubblicità erano estremamente trasparenti, a volte troppo arrivando a definire la macchina uno scarto, ma al tempo stesso molto brillanti ed efficaci.
Non a caso sono pubblicità rimaste nella storia, studiate, commentate e copiate anche a distanza di oltre 60 anni.
Questi e tanti altri casi dimostrano che puntare su una pubblicità etica, nello specifico trasparente, non è solo un dovere professionale, ma può portare a un vantaggio competitivo.
Il vantaggio non consiste solo nel fatto che puoi riuscire a vendere i tuoi prodotti/servizi differenziandoti dai concorrenti, ma questo ti permetterà di avere anche una maggiore soddisfazione da parte dei clienti.
Tornando al concetto del mio vecchio articolo:
se promettessi Draghi (grandi promesse) e consegnassi lucertole frascitane (prodotti/servizi inferiori che non sono corrispondenti alle promesse), usando quindi un approccio poco etico…
• Quanti clienti credi che rimarrebbero soddisfatti?
• Quanti tornerebbero ad acquistare da te lo stesso prodotto/servizio o qualcos’altro?
• E quanti parlerebbero bene della tua azienda, della tua marca, dei tuoi prodotti/servizi?
Lascio che sia tu a rispondere a queste domande.