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La parola nascosta in questa storia

Come costruire in azienda una cultura ad alte performance?

Scoprilo leggendo questa storia che probabilmente avrai già sentito (la risposta è racchiusa in una sola parola nascosta al suo interno).

Nel 1965 gli studenti del campus di Berkeley, California, furono i primi a bruciare pubblicamente le loro cartoline di precetto per protestare contro la presenza degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam.

La California settentrionale divenne un focolaio di sentimenti ostili al governo e all’establishment; le sequenze filmate degli scontri e delle rivolte a Berkeley e a Oakland fecero il giro del mondo, alimentando movimenti analoghi in tutti gli Stati Uniti e in Europa. Ma solo nel 1976, quando ormai il coinvolgimento americano nel conflitto vietnamita era cessato da quasi tre anni, scoppiò una rivoluzione di ben altro tipo.

Volevano lasciare il segno, un segno importante, volevano sfidare il modo stesso in cui il mondo guardava al lavoro. Ma questa volta non si trattava di giovani rivoluzionari che scagliavano pietre o impugnavano le armi contro un regime autoritario.

Avevano deciso di battere il sistema sul suo stesso terreno.

Per Steve Wozniak e Steve Jobs, i due fondatori di Apple Computer, il campo di battaglia era il mondo aziendale e l’arma che avevano scelto era il personal computer.

La rivoluzione del personal computer era già nell’aria quando Wozniak costruì l’Apple I.

La nuova tecnologia, che stava attirando su di sé le prime attenzioni, era vista soprattutto come uno strumento di lavoro. I computer erano troppo complicati e fuori dalle possibilità economiche dell’uomo medio.

Ma Wozniak, che non era motivato dai soldi, immaginava che il personal computer potesse contribuire a una causa più nobile.

Era convinto che avrebbe consentito a un uomo di svolgere da solo il lavoro di un’intera azienda.

Se solo fosse riuscito a trovare il modo di metterlo in mano ai singoli, il computer avrebbe consentito praticamente a chiunque di svolgere molte funzioni prima riservate a un’azienda strutturata. Il personal computer avrebbe potuto livellare il terreno e cambiare il modo di lavorare in tutto il mondo.

Woz progettò l’Apple I e migliorò la tecnologia con l’Apple II, affinché fosse alla portata di tutti e semplice da usare.

Una grande idea o un grande prodotto, per quanto geniale e innovativo, non vale molto se nessuno lo compra.

Ma il migliore amico di Wozniak, Steve Jobs, allora ventunenne, sapeva esattamente che cosa fare. Sebbene avesse già esperienza come venditore di componenti elettronici in surplus, Jobs si dimostrò ben più che un buon uomo di vendite.

Era determinato a fare qualcosa di importante nella vita, e creare un’azienda sarebbe stato il suo modo per raggiungere l’obiettivo.

Apple fu lo strumento che usò per innescare la sua rivoluzione.

Nel primo anno di attività, con un solo prodotto, Apple raggiunse il milione di dollari di ricavi. Alla fine del secondo anno le vendite avevano raggiunto i dieci milioni. Nel quarto anno vendette computer per cento milioni di dollari.

E in soli 6 anni era diventata un’azienda miliardaria con più di 3.000 dipendenti.

Jobs e Woz non furono i soli a prendere parte alla rivoluzione digitale.

Non erano gli unici capaci nel settore; anzi, la loro esperienza aziendale era assai scarsa.

A rendere speciale Apple non fu la loro capacità di far crescere l’azienda in modo così rapido. E nemmeno la loro scelta di guardare al personal computer con un “pensiero diverso”. A rendere speciale Apple è stata la loro capacità di ripetere lo schema all’infinito.

A differenza di tutti i concorrenti, Apple ha sfidato e battuto il pensiero corrente non solo nel settore dei computer, ma anche in quello dell’elettronica di consumo, della musica, della telefonia mobile e del grande intrattenimento.

E la ragione è semplice.
APPLE ISPIRA. APPLE PARTE DAL PERCHÉ.
Fine della storia.

Ho riportato questo racconto dopo averlo letto dall’introduzione del libro di Simon Sinek “Partire dal perché”, ma l’avevo già letto su articoli, libri e anche visto documentari e film sulla nascita e lo sviluppo di questa azienda.

Apple, altre aziende che hanno fatto (o stanno facendo) la storia, ma anche realtà più piccole come quelle di alcuni miei clienti, hanno creato una cultura ad alte performance trasferendo ai propri collaboratori un semplice concetto:

“Non conta che cosa fate, ma perché lo fate”.
Il “cosa” viene dopo.

Arrivato a questo punto probabilmente avrai capito che la parola di cui parlavo all’inizio di questo articolo è “Perché”.

Ogni leader che ha un “perché” abbastanza forte riuscirà a costruire un’azienda con una cultura ad alte performance. Non lo dico io, lo dimostra la storia.

Quindi ti lascio riflettere su quale sia il “perché” che spinge te e per cui hai creato la tua azienda/attività. Il passaggio successivo consiste nel trasferire questo concetto anche ai tuoi collaboratori. E, all’interno del “grande perché” della tua azienda, puoi stimolarli a trovare il loro personale “perché”.

Mi auguro che questo articolo ti sia stato di aiuto e ti abbia fatto riflettere.

Alla prossima.

Mimmo Mastronardi:
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