Share This Article
Se in matematica il totale è la somma delle sue parti, Aristotele affermava che il tutto è maggiore della somma delle sue parti. Concetto divenuto il principio base della Gestalt “il tutto è più che la somma delle parti“.
Quando abbiamo a che fare con gli esseri umani, la logica cede il passo all’irrazionalità. Il tutto, è una entità a parte e non è detto che la somma di tutte le persone che fanno parte di una organizzazione, abbia un valore maggiore rispetto ai singoli.
Infatti, proprio in relazione alla Gestalt, in alcuni testi in lingua originale, viene riportato: (Das Ganze unterscheidet sich von der Summe seiner Teile), che tradotto letteralmente significa: il tutto è diverso dalla somma delle parti.
Ne uguale, ne più, né meno, ma diverso; che potrebbe essere uguale, più o meno, dipende.
Immaginate un gruppo di musicisti, ognuno abile con il proprio strumento, ma che per sviluppare una sinfonia armoniosa devono inevitabilmente considerare l’integrazione e l’interazione tra i singoli, per risultare una cosa unica, assumere valore e identità.
Per suonare insieme e bene hanno bisogno di essere connessi, seguire una partitura, stessa tonalità, ritmo, tempo, pause e tutto deve essere coordinato da un direttore.
Nelle organizzazioni accade la stessa cosa, ci sono solisti ed orchestre meravigliose e anche tanti musicisti improvvisati, che distruggono la professionalità di tutti gli altri.
Non basta scegliere i migliori musicisti, come non basta fare una campagna acquisti milionaria per una squadra di calcio, se poi ognuno gioca per sé.
C’è una grande differenza tra essere un “semplice” gruppo ed un gruppo di lavoro.
È importante precisare che il fatto di appartenere ad un gruppo, non vuol dire che in esso ci si identifichi.
Lo sviluppo di un senso di appartenenza al gruppo dipende da diversi aspetti, che concorrono a definire il gruppo in quanto tale: dallo sviluppo di un legame affettivo, all’identificazione e condivisione di norme, valori e atteggiamenti.
Il rapporto e l’approccio da parte dei singoli e del gruppo alla coesione e alla conflittualità, sono i due “lati della medaglia”, entrambi essenziali per una sana convivenza.
Se un gruppo generico può fondarsi sull’interazione tra i membri, il gruppo di lavoro richiede l’armonizzazione e la valorizzazione di uguaglianze e differenze.
Dall’integrazione nasce lo spazio per la collaborazione, ovvero un’area di lavoro comune ai membri del gruppo, fondata su fiducia, negoziazione e condivisione.
La presenza di relazioni fondate sulla fiducia riguarda l’atteggiamento verso le proprie capacità e quelle degli altri, attraverso la costruzione di un’atmosfera che renda possibile il confronto, su metodi e obiettivi, senza che questo venga percepito come conflittuale e portatore di critica verso il singolo individuo.
La fiducia può aumentare la qualità delle relazioni professionali, così come distruggerle quando manca.
Fiducia = Affidabilità
Nella comunicazione, in una relazione interpersonale dove c’è un alto livello di fiducia, tu puoi dire le cose sbagliate, nel modo sbagliato, che le persone capiranno ugualmente cosa intendi.
Dove invece non c’è fiducia o un basso livello di fiducia, puoi essere attento, preciso, misurato, ma le persone tenderanno comunque a fraintendere. La scarsa fiducia crea conflitti, rivalità e tutto ciò rallenta i risultati.
La fiducia all’interno di un gruppo di lavoro, influenza nel bene o nel male la cooperazione tra i vari membri. Oltre ad agire dal punto di vista relazionale e favorire un confronto aperto e sincero, agevola i processi decisionali, creando sinergia e condivisione, facilitando l’innovazione e stimolando la creatività.
Le persone che non “sentono” la fiducia, di conseguenza tendono ad assumere una posizione passiva, a non essere proattivi; hanno paura di sbagliare, non prendono iniziative, non si espongono e non condividono idee, creando un ambiente di lavoro chiuso, limitante, che non innova e non porta valore aggiunto.
Secondo alcuni studi, una persona su tre non si fida del suo datore di lavoro, il che farebbe presumere che i dipendenti si fidano di più dei loro colleghi rispetto al proprio responsabile o al management in generale.
Questo potrebbe sembrare scontato, ma in alcuni casi la realtà all’interno di molte piccole e medie aziende italiane è ben diversa da una risposta su un questionario.
Infatti, osservando da vicino quello che accade tra le stanze ed i corridoi di molte organizzazioni, ci rendiamo conto che spesso lo spirito di collaborazione è solo uno slogan affisso nei vari poster motivazionali comprati in edicola a prezzo scontato.
Gelosie ed invidie, rancore ed emozioni negative, che allignano nei vari reparti, sono ineluttabilmente legate alla mancanza di fiducia tra colleghi e questo porta in alcuni casi a covare conflitti sopiti e non gestiti che innescano potenziali pericoli latenti.
La fiducia si collega direttamente ai valori di ogni organizzazione, alla coerenza, facilita la produttività ed il benessere organizzativo.
È sinonimo di affidabilità tra capo e collaboratori, tra colleghi, con i clienti.
È un aspetto sul quale investire tempo e risorse, mettendo da parte la logica matematica, lasciandosi trasportare dal cuore.