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Quando stavo finendo la scuola di specializzazione sono casualmente venuta a contatto con la nuova realtà odontoiatrica: la Srl odontoiatrica. Per me, a fine specializzazione, ospedaliera
da 15 anni, praticamente un’eresia.
Ma mi rendevo conto che, se non avessi cambiato atteggiamento sarei stata destinata a fare la collaboratrice per sempre.
Essere un collaboratore in campo medico significa essere un dipendente a partita iva, senza i vantaggi né dell’una, né dell’altra cosa.
Il mio carattere da leader oltretutto non me lo permetteva.
Prima o poi sarei scoppiata.
Con molta fatica, pian piano ho iniziato ad affrontare concetti come la leadership, la vendita, il marketing, il personal branding (quale sconosciuto) e i numeri (un incubo per chi non è abituato a far conti).
In questi anni, di imprenditori in campo medico ce ne sono stati un sacco e hanno avuto molto successo, contrariamente il dentista tradizionale era una figura che pian piano
aveva un declino inesorabile.
Ma come la storia ci insegna molto bene, gli imperi nascono, crescono, hanno il loro periodo florido per poi decadere.
E così è stato: molti degli imprenditori nel settore dentale, non medici ovviamente, consideravano le cliniche come aziende giustamente secondo un certo punto di vista, ma i pazienti non sono merce e a volte questo veniva percepito.
Ecco una nuova era, lo sviluppo di aziende dentali che hanno come imprenditori dei dentisti.
Una imprenditrice in campo dentale deve riuscire prima di tutto a formare un gruppo saldo, con persone che collaborino e abbiano la stessa direzione, sposino i valori dell’azienda e la facciano crescere.
I collaboratori vanno costantemente ascoltati e motivati per migliorare.
L’atteggiamento di un’imprenditrice donna deve essere saldo, fermo, ma deve trasparire il tocco femminile e umano. Deve esercitare in questo modo la sua capacità di leadership.
Deve avere la capacità di delegare perché non si può occupare di tutto, ma per far questo deve circondarsi di persone di fiducia cresciute nel tempo.
Crescere un collaboratore e far sì che ti consideri il suo mentore non è semplice, richiede tanto impegno.
In un certo senso è come aver dei figli: vanno accompagnati per mano quando sono piccoli, guardati da lontano anche se sbagliano per poi vederli volare.
A seconda delle nostre attitudini o ci occupiamo della parte sanitaria o di quella direzionale organizzativa.
In qualunque caso va scelto un alter ego che compensi una delle due figure.
Dalla struttura si deve percepire l’accoglienza, la sicurezza e la serenità dell’ambiente.
Sicuramente non è semplice, ma è una bella sfida!
Un giorno qualcuno mi disse: “Nessuno ha detto che sia semplice, se vuoi una cosa semplice compra un campo e piantaci dei carciofi, quelli se ne pianti uno si moltiplicano senza che tu debba
far nulla”. E da quel giorno ho capito!