Era una tranquilla serata di martedì quando, cercando una fuga dal caos quotidiano del mondo imprenditoriale e del networking, mi sono imbattuto in un libro dal titolo “Legacy” di James Kerr.
Stavo cercando una lettura leggera, magari qualcosa sullo zen o sul giardinaggio, ma invece ho trovato una guida su come gli All Blacks della Nuova Zelanda, campioni incontrastati del rugby, potessero insegnarmi a non essere una “zucca vuota” non solo nel business, ma anche nell’arte del networking.
Inizialmente scettico, ho scoperto che le loro lezioni erano straordinariamente applicabili non solo al mondo degli affari, ma anche a quello, spesso intricato, del networking.
Ah, l’umiltà: un concetto apparentemente estraneo al mondo sfarzoso degli imprenditori e dei networker, dove le mani non si sporcano e le uniche tazze che si tengono sono quelle del caffè macchiato al bar di lusso.
Eppure, ecco gli All Blacks, giganti del rugby, a dimostrarci il contrario curando personalmente la pulizia dei loro spogliatoi. Immagina, solo per un secondo, il CEO della tua azienda in giacca e cravatta, mentre si china a raccogliere ciò che rimane dopo il “terzo tempo” aziendale – ovvero tazze di caffè usate – dopo l’ultima riunione strategica.
Un gesto rivoluzionario, vero? E pensa se, al prossimo evento di networking, invece di vantarti delle tue ultime conquiste aziendali e farti un “selfie” per il tuo social preferito, ti ritrovassi a raccogliere i bicchieri vuoti lasciati dagli altri.
Un gesto così semplice, eppure così impensabile, potrebbe in realtà essere la mossa più intelligente della serata.
Poi c’è il senso di scopo. Gli All Blacks non si limitano a passare una palla per il campo, giocano con passione e impegno. Nel mondo del networking, questo si traduce in qualcosa di più di un semplice scambio di biglietti da visita. Si tratta di trovare quella scintilla di interesse comune che ti fa dire: “Ehi, forse possiamo fare qualcosa di più che solo aggiungerci su LinkedIn”.
La responsabilità individuale nei confronti del team?
Parliamo di una specie rara nel selvaggio mondo del business e del networking, quasi come avvistare un unicorno al supermercato.
Ogni giocatore degli All Blacks sa che il suo contributo è cruciale, proprio come ogni pezzo in un orologio svizzero.
Nel business, invece, a volte sembra che alcuni siano convinti di essere lì solo per fare numero, o peggio, per il caffè gratis. “Oh, era mio compito quel report? Credevo di essere qui solo per il WiFi gratuito”. No, cari imprenditori e networker, nel gioco della responsabilità individuale, ogni giocatore conta come una meta decisiva, non come un tifoso che fa il tifo dal divano di casa.
L’apprendimento continuo? Nel rugby, se ti fermi, ti ritrovi sotto un mucchio di uomini grandi e pesanti. Nel business e nel networking è più o meno lo stesso, solo metaforicamente (e speriamo anche legalmente). Continua a imparare, a crescere, a evolverti.
E no, non sto parlando di quell’ultimo corso online che hai seguito per imparare a “massimizzare la sinergia cross-funzionale”.
Quando si parla di selezionare il team o costruire la tua rete, ricorda: niente “zucche vuote”.
Sembra facile, ma in realtà è un’arte. Cerca persone che aggiungano valore, non solo quelle che sembrano buone sulla carta. O, come direbbero gli All Blacks, “Non importa quanto sia grande e forte, se è una zucca vuota non ha posto nel nostro spogliatoio”.
Gestire la pressione? Gli All Blacks affrontano avversari che cercano di schiacciarli fisicamente, mentre tu devi affrontare scadenze, clienti difficili e reti di contatti che a volte sembrano più intricati di un episodio di Game of Thrones.
La chiave è rimanere calmi, anche se dentro di te stai urlando.
Infine, onestà e integrità. Se gli All Blacks iniziassero a fingere sul campo, sarebbero presto in difficoltà. Lo stesso vale per te. “Sì, signor cliente, il nostro prodotto può anche cucinare la cena”.
No, non può. E ora hai un cliente arrabbiato e probabilmente affamato. Sii reale, sii autentico, e forse, solo forse, riuscirai a non essere una “zucca vuota” nel mondo affascinante del business e del networking.
Chiudendo il libro, mi sono reso conto che davvero le lezioni degli All Blacks vanno oltre il rugby.
Questi atleti straordinari hanno fornito una guida su come essere leader migliori, non solo nel mondo degli affari, ma anche nel delicato equilibrio del networking.
La loro filosofia di “niente zucche vuote” si applica perfettamente in entrambi gli ambiti: un promemoria per agire con integrità, perseguire la crescita continua, costruire relazioni basate su rispetto reciproco e autentica collaborazione.
Forse, invece di cercare lezioni nei soliti seminari e workshop, dovremmo rivolgere lo sguardo a queste sagge lezioni dal campo di rugby.
Se funzionano per gli All Blacks, sicuramente possono funzionare anche per noi, nel nostro percorso di crescita professionale e personale.