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Quante volte ci siamo trovati a far scorrere tra le mani tessere e carte fedeltà, come i più abili prestigiatori, nella ricerca di quella corretta durante gli acquisti nei negozi?
Ora fortunatamente abbiamo app specifiche per l’archiviazione, il veloce utilizzo e la conversione con tessere digitali.
Ma qual è la carta fedeltà più importante, altamente personalizzata, che ogni azienda e ogni imprenditore dovrebbe avere?
Non si tratta di una tessera fisica in carta o plastica contenente codici a barre o numeri identificativi per la clientela, ma di un vero “loyalty program” interno per fidelizzare il team, la squadra, l’intera azienda.
Un programma di crescita interna aziendale che deve essere parallelo al programma di marketing e fidelizzazione rivolta al cliente.
Se non riusciamo a fidelizzare i collaboratori come possiamo pensare di ottenere una buona e sana fidelizzazione della clientela?
Uno degli obiettivi principali delle fidelity card, oltre che legare il cliente a possibili acquisti continuativi in cambio di sconti dedicati o premi a seguito di una raccolta punti, consiste nel profilare il più possibile la clientela ricavando una elevata quantità di informazioni che spaziano dalle semplici informazioni socio demografiche fino ad arrivare alle preferenze di consumo e alle abitudini di acquisto della singola persona.
La stessa cosa è opportuno farla con le persone che lavorano e che collaborano con la nostra azienda.
Non possiamo permetterci di vedere tassi di rotazione, che nell’ultimo periodo hanno raggiunto anche il 40% annuo in alcuni settori, con aumenti spaventosi di costi di gestione a causa dell’assenza di fidelizzazione e coinvolgimento tra le parti. Dobbiamo generare una sorta di fidelity card aziendale interna per generare stabilità, sicurezza, un ambiente idoneo allo sviluppo aziendale.
Una fidelity card che garantisca continuità e costanza. Ma cosa c’è alla base di un tale rapporto?
Se paragoniamo la Fedeltà ad una abitudine siamo sulla strada giusta.
La fedeltà descrive una serie di azioni e comportamenti che fanno riferimento a un’esperienza positiva che, più o meno consapevole, ci spinge a ripetere la medesima azione ora e nel tempo per rivivere quello stato piacevole.
Che si tratti della scelta di un negozio, di un brand, di un prodotto o di un servizio, la fedeltà ci attiva un’azione abitudinaria. Un’abitudine che rende sereni, sicuri, con bassissimo rischio di errore o di fregatura.
La fedeltà verso l’azienda, l’imprenditore, il leader ha le medesime caratteristiche e, se ben gestita, coinvolge tutti gli attori aziendali proiettati allo specifico business e progetto lavorativo.
Ma cosa c’è alla base delle Fedeltà?
Cosa può sigillare quelle abitudini e renderle costanti nel tempo?
Quali buone abitudini sono da integrare in una organizzazione o in un business al fine che possano incidere positivamente nella crescita di una impresa?
Dobbiamo ricorrere all’intelligenza emotiva delle persone, alla motivazione e alla fiducia.
La fiducia è un sentimento del tutto personale che sostiene la fedeltà, che interviene a stabilizzare l’abitudine.
La fiducia, rispetto alla fedeltà, ha il difetto che non è misurabile e non è quantificabile, ma può essere solamente attivata, alimentata e curata nel tempo.
La fiducia non è eterna, ma è mantenuta viva grazie allo scambio continuo tra le persone coinvolte, la condivisione, il coinvolgimento e la proattività.
Si tratta di un processo alquanto difficile, ma alla base di una qualsiasi organizzazione sana e con elevato potenziale di crescita.
Quando i leader aziendali e i dipendenti hanno fiducia reciproca, si crea un ambiente di lavoro positivo in cui è più facile collaborare e condividere idee.
Questo può portare a una maggiore innovazione e produttività, può influenzare in modo significativo lo sviluppo e il successo di un’impresa.
La fiducia è il collante adatto per la collaborazione anche tra diverse generazioni che possiamo trovare in una organizzazione: la collaborazione tra i boomer, i millennials e le generazioni X o Z. Solo la fiducia e la consapevolezza delle capacità del prossimo possono permettere di alimentare un progetto collettivo indistintamente dall’età e dalle peculiarità generazionali che caratterizzano le persone.
Da fare molta attenzione però al “mi fido ciecamente”.
La fiducia cieca può ingannare, portare a decisioni affrettate e addirittura irresponsabili.
L’eccesso di fiducia può indurre a pensare che i successi del passato siano una garanzia di altrettanti successi futuri, senza considerare le numerose varianti dettate dal mercato, dalle variazioni ambientali o sociali.
Allo stesso tempo, non dimentichiamoci che i leader aziendali e gli imprenditori devono essere i primi maestri e dispensatori di fiducia.
Devono avere fiducia in primis in se stessi per poter essere di esempio agli altri e stimolare lo sviluppo. La giusta condivisione della fiducia, rapportata ai risultati aziendali, deve essere premiata e valorizzata sempre più al fine di auto alimentarla e renderla utile a progetti futuri e a crescite collettive.
La fiducia è un bene prezioso che può fare la differenza tra il successo e il fallimento di una azienda.
La fiducia sorregge la fedeltà dell’intera squadra e del suo sviluppo. La fiducia stimola i collaboratori a proporre nuove idee, strategie, efficientamenti.
La fiducia crea nuove buone abitudini rivolte agli obiettivi aziendali. La fiducia fidelizza quindi la squadra. La fiducia è la fidelity card dell’imprenditore.