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Immaginate di rientrare a casa, una sera come tante, e rendervi conto che le vostre chiavi non aprono più la porta. Cosa è successo? Sono sempre le stesse e sino a ieri non avete mai avuto problemi.
Certo, potreste rompere il vetro ed entrare, oppure chiamare i pompieri, insomma trovare una soluzione, ma continuereste a chiudere gli occhi sul fatto che qualcosa non ha funzionato, è cambiato.
Forse qualcuno ha cambiato la serratura?
Vostra moglie/marito?
No, non è possibile, perché mai?
Sino a ieri andava tutto bene!
O forse, ci sono stati dei segnali che non siamo stati in grado di cogliere, che non abbiamo voluto vedere, ascoltare, accettare, perché secondo noi andava tutto bene?
Sempre pronti a criticare, giudicare, aridi di elogi ed incapaci di apprezzare i piccoli gesti che fanno la differenza.
“Prigionieri” nelle nostre abitudini, nella routine, dove lo stress, la frenesia, il nostro ego, spesso ci rendono immobili, ciechi e sordi davanti ai cambiamenti.
“Nessuno può impedirmi di entrare a casa mia”. Siete sicuri?
In azienda accade la stessa cosa. Nonostante voi siate i “padroni”, abbiate le chiavi, da un momento all’altro qualcuno può cambiare la serratura senza che voi ve ne rendiate conto.
In azienda, come nella vita privata, tendiamo ad ignorare i segnali che ci arrivano in primis dai nostri collaboratori, ritenendo che, se le cose non vanno come vorremmo, è colpa della crisi, dei collaboratori che se ne fregano o dei clienti che non pagano.
Al grido di “Abbiamo sempre fatto così”, continuiamo a fare le stesse cose con la vana speranza di cambiare i risultati.
Interveniamo solo dopo che il danno è fatto, perché prevenire, monitorare, sono “fesserie” da manuale delle giovani marmotte, che certo, possono funzionare per gli altri, ma non per la nostra azienda, perché per noi è diverso.
“La serratura è mia e la gestisco io!”. Quindi la cambiamo nuovamente e via, come se nulla fosse accaduto.
Se un partner di vita può chiedere il divorzio, un dipendente può dimettersi, o peggio ancora, restare.
Sul senso di responsabilità e propensione al cambiamento, tanto si è scritto e tanto si scriverà e proprio per questo motivo, ritengo importante provare a dare una versione che può dar fastidio, difficile da accettare e che al contempo possa permetterci di fermarci un attimo a riflettere e chiederci: “Perché le mie chiavi non aprono più la porta?”
Il cambiamento non esiste!
Secoli di teorie, trattati, strategie per arrivare ad oggi e sentirvi dire da me che è tutto sbagliato.
Mi spiego meglio, prima che l’ordine degli psicologi mi banni a vita.
Il cambiamento, come lo conosciamo tutti ovvero qualcosa, una situazione, un avvenimento, ma anche una persona, che d’improvviso si trasforma, diventando differente rispetto a prima, mette paura.
Le parole sono importanti ad esse ricolleghiamo esperienze e stati d’animo.
Anche per il cambiamento accade la stessa cosa. Il cambiamento fa paura perché è ignoto, improvviso, fa perdere le certezze e ci allontana da quel bisogno naturale di sicurezza.
E questo, spesso, ci porta a mettere la testa sotto la sabbia; ed è proprio per questo motivo che dobbiamo modificare il concetto stesso di cambiamento, parlando piuttosto di evoluzione o in alcuni casi di involuzione.
Perché per quanto riguarda la tecnologia si parla di evoluzione, mentre quando ci riferiamo a tutto ciò che accade nella nostra vita, privata o professionale, lo definiamo cambiamento?
Evoluzione, nel bene o nel male, è qualcosa che si modifica, si trasforma. Senza andare a scomodare Eraclito ed il suo “Panta rhei”, anche voi, non siete più gli stessi di 10 minuti fa, prima che iniziaste a leggere questo articolo.
Invece che parlare di resilienza e Problem Solving, che sono competenze fondamentali oggi per gestire le criticità, preferisco parlare di capacità di analisi e Decision Making, capacità di prendere decisioni, di agire prima e pertanto prevenire.
Così come ogni azienda deve essere attenta nel controllo di gestione, dei numeri, lo deve essere altrettanto nell’adeguamento delle modalità operative e nel CGCU (controllo di gestione capitale umano) e di tutti quei “costi invisibili” che non emergono in un bilancio.
Per quanto riguarda gli aspetti contabili, monitoriamo, preveniamo, onde evitare di ritrovarci in situazioni poco piacevoli.
Nelle modalità operative invece, restiamo bloccati! Una volta scritte (quando vengono scritte) restano tali, senza considerare che esiste un livello che definisco soglia di tolleranza, oltre la quale un processo, una procedura, devono essere rimessi in discussione, in virtù delle continue trasformazioni del mercato, della tecnologia e soprattutto delle persone.
Quello che funzionava ieri forse oggi è obsoleto, si è evoluto.
L’equilibrio organizzativo, ciò di cui più volte vi ho parlato in questa rubrica, è sicuramente il miglior alleato a qualsiasi forma di cambiamento. Pardon, evoluzione.
Perciò, non permettete a niente e a nessuno di cambiare la serratura della vostra azienda, perché, se questo dovesse accadere, probabilmente sarebbe un cambiamento e non certo una evoluzione.
P.s. nei prossimi mesi avrò modo di approfondire questo argomento e di svelarvi i segreti di un buon fabbro!