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“NAVIGARE TRA LE TEMPESTE DELLA SOLITUDINE NEL NETWORK”
Ah il dodo, quella icona di saggezza estinta, ci insegna più di quanto la sua esistenza apparentemente indolente suggerirebbe. Potremmo ritenere i nostri uffici altamente digitalizzati e le sale riunioni in vetro e acciaio lontani anni luce dal suo nido a Mauritius, ma ammettiamolo, in qualche meeting ci siamo tutti sentiti un po’… dodo.
“Un leader è come un capitano che guida la sua nave attraverso acque tempestose. Può sembrare solo al timone, ma sa che il suo equipaggio è sempre con lui.” (Richard Branson)
Eppure, spesso quel timone sembra un joystick difettoso di un vecchio “arcade game”, e l’equipaggio… beh, l’equipaggio sta ancora cercando di capire su quale lato del battello si deve mettere a remare.
E così il Leader, con il suo inconfondibile piumaggio di competenza e la camminata impettita della fiducia, si trova a navigare nel vasto e temibile mare del mercato globale.
Ma ahimè! Il mercato è pieno di iceberg, pirati informatici e occasionali Kraken sotto forma di competitor inaspettati.
E proprio quando si pensa di aver trovato una rotta sicura, ecco che un cambiamento di algoritmo sul tuo social preferito, trasforma quella che era una placida traversata in una frenetica battaglia contro le onde dell’irrilevanza digitale.
In questo contesto, la vera prossimità non è un contatto visivo rassicurante, ma la capacità di emettere un sospiro collettivo in chat dopo l’ennesima riunione Zoom, che avrebbe potuto essere tranquillamente un’e-mail. E ogni volta che un leader annuncia, “Dai ragazzi, questa volta si fa sul serio”, c’è sempre quel silenzio imbarazzante che ti fa chiedere se il tuo audio sta funzionando.
La solitudine del leader, in questa luce, diventa un po’ un paradosso, perché anche quando si è circondati da schermi e tastiere, la sensazione di essere un dodo circondato da predatori è palpabile.
Come il dodo, che non si aspettava di diventare il piatto principale per i marinai olandesi, così il leader di oggi deve essere costantemente sul chi vive, perché la prossima “innovazione” potrebbe facilmente essere il gatto, il ratto o il maiale introdotto nel proprio ecosistema di mercato che mette fine alla pacifica esistenza.
Ma non tutto è perduto, cari dodo moderni, perché l’autoironia è la chiave. Si, ammettere di non sapere come funziona il nuovo CRM o chiedere l’aiuto di quel praticante novizio può essere la vostra salvezza.
Celebrare i piccoli trionfi, come trovare finalmente quella maledetta funzione “non disturbare” durante le presentazioni, è ciò che realmente consolida il team.
E non dimentichiamo l’importanza di imparare dai propri errori, proprio come il dodo avrebbe fatto, se solo avesse avuto il tempo per un rapido corso su “Come Evitare l’Estinzione 4.0”.
È l’apprendimento continuo, l’adattamento al cambiamento e il coraggio di ridere di se stessi che possono trasformare un leader da un remoto esempio di inadattabilità a un emblema di resilienza e innovazione.
Alla fine, cari aspiranti Non-dodo, la leadership è un’avventura collettiva.
Si naviga insieme, si affond… no, si sbaglia insieme e si impara insieme!
Si può essere al timone, ma senza un equipaggio che rema con entusiasmo e nella stessa direzione, il massimo che si può sperare è di diventare una nota a piè di pagina nei libri di storia, accanto a quel maldestro uccello che, con tutte le sue imperfezioni, ha insegnato al mondo una lezione o due sulla sopravvivenza o sulla mancanza di essa.
Quindi, ascoltate la voce del dodo, capi coraggiosi, perché nel suo silenzio c’è saggezza: quella di non prendersi troppo sul serio, di abbracciare il cambiamento e di assicurarsi che la vostra voce, al contrario di quella del dodo, sia ascoltata, compresa e risuoni attraverso i corridoi del potere e le linee di codice della rete, non come un’eco di qualcosa che è stato, ma come la chiara, forte e vivace voce del presente e del futuro.